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Reinserimento lavorativo dopo la maternità: gli esiti di un lavoro di ricerca

A cura di Cristina Giammella

Introduzione e inquadramento del tema

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A conclusione del percorso di studi in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti economici dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, ho svolto una tesi di laurea sperimentale sul tema del reinserimento lavorativo dopo la maternità. Al fine di ringraziare e restituire gli esiti di questo lavoro alle persone che hanno promosso e partecipato alla ricerca, ne presento una breve sintesi.

Lo studio ha analizzato la situazione femminile nel mercato del lavoro italiano che, come risaputo, è tutt’altro che “rosea”: i dati Istat, (luglio 2013), mostrano, infatti, un tasso di occupazione maschile pari al 65% a fronte del 46,8% per il genere femminile. La situazione risulta invertita per quanto riguarda il tasso di inattività, che si attesta al 46,8% per le donne, contro il 26,4% per gli uomini.
Diverse cause sarebbero all’origine di questo “gender gap”: prima fra tutte, la difficoltà a conciliare famiglia e lavoro, in particolare dopo la nascita di uno (o più) figli. In Italia, secondo l’Istat, prima della nascita del primo figlio, lavorano 59 donne su 100; dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 su 100 (Isfol, 2009), con un tasso di abbandono pari al 27,1%. A lasciare o a perdere il lavoro sono prevalentemente:

  • le neo-madri residenti nel Mezzogiorno (29,8%),
  • le madri più giovani con meno di 25 anni (45,1%),
  • le primipare (24,7%),
  • le madri che vivono in coppia (22,9%)
  • quelle con basso livello di istruzione (32,2%).

Il titolo di studio, in particolare, è un fattore rilevante per la partecipazione femminile al mercato del lavoro: lasciano o perdono il lavoro solo il 12,2% delle neo-madri occupate in gravidanza con alto  livello di istruzione (Istat, 2013).

L’ “evento maternità” sembra dunque frenare progressivamente la carriera delle donne e la loro possibilità di raggiungere posizioni apicali di rilievo o di ricoprire ruoli significativi. La carenza dei servizi volti a conciliare vita professionale e familiare continua a essere un freno alla partecipazione al mercato del lavoro nei primi anni di vita dei figli. All’interno della famiglia, anche tra le coppie in cui entrambi i coniugi lavorano, i carichi domestici e di cura gravano in misura sproporzionata sulle donne.
Il permanere di una visione tradizionalista della società e dei ruoli di genere contribuisce a mantenere inalterato il ruolo di padre come maggiore breadwinner della famiglia e di madre come caregiver primario e, anche se lavoratrice, con un ruolo secondario nel mantenimento della famiglia rispetto al marito (Simmel, 1890).

Le donne si trovano dunque davanti ad un difficoltoso trade-off fra carriera e maternità, quando non addirittura tra lavoro e maternità. La nascita di un figlio incide sul reinserimento lavorativo delle donne e sulla loro decisione a riprendere il lavoro dopo il periodo di congedo.

La ricerca: obiettivi e metodologia

Partendo da questo scenario la ricerca ha cercato di indagare l’intenzione di ripresa lavorativa delle donne dopo il periodo di maternità, cercando di valutare l’influenza di alcune variabili:

  • Il Sex-Role Orientation, usato per descrivere l’inclinazione generale di una persona ad orientarsi in modo coerente oppure non coerente con le tradizionali idee di ruolo sessuale (Atkinson & Huston, 1984).
  • Il Work Engagement, definito come: “l’essere imbrigliati nel proprio lavoro da parte dei membri di un’organizzazione” (Kahn W.A., 1990). Analogamente l’engagement lavorativo è definibile come una “uno stato mentale positivo associato al lavoro e caratterizzato da Vigore (Vigor), Dedizione (Dedication) e Assorbimento (Absorption)”, (Schaufeli, Salanova, Gonzalez e Bakker, 2002).

Nello stesso tempo lo studio ha cercato di verificare l’influenza di alcune variabili socio-demografiche e del supporto sociale (strutture sul proprio territorio di residenza alle quali affidare il proprio figlio e possibilità di usufruire del supporto da parte di padri, nonni o altre figure significative).

Per la raccolta dati, tra maggio e giugno 2013, è stato somministrato un questionario on-line ad un gruppo di mamme in congedo per maternità che avevano un’occupazione prima di restare incinte ma che, al momento della compilazione, non stavano lavorando. Al fine di raccogliere un numero sufficiente di soggetti sperimentali e raggiungere donne-madri di tutto il territorio italiano, il questionario è stato diffuso sui principali social network e in particolare nei gruppi LinkedIn e Facebook di madri (o future madri) in gravidanza.

Risultati

Per quanto riguarda l’intenzione a reinserirsi nel mercato del lavoro dopo il periodo di maternità, la maggior parte delle donne (85,3%) si dichiara intenzionata a riprendere il lavoro dopo la maternità e solo una piccola percentuale (14,7%) dichiara di non voler riprendere a lavorare.

Ora, seguendo l’ordine delle ipotesi (che in questo post non sono state presentate per questioni di sintesi), verranno brevemente presentati i risultati emersi dall’indagine.

Ipotesi primarie

Prima ipotesi sperimentale: le donne che intendono riprendere a lavorare hanno un Sex Role meno tradizionalista?

  • Le donne che riprenderanno il lavoro hanno un punteggio sulla scala ISRO minore di quelle che non riprenderanno a lavorare. Avere un punteggio basso significa essere “non tradizionalista”, perciò le donne che pensano di tornare sul posto di lavoro o di cercare una nuova occupazione sono meno tradizionaliste di quelle che non riprenderanno a lavorare.
  • In particolare si rileva che, a punteggi ISRO più bassi, quindi quanto più un soggetto risulta essere “non tradizionalista”, minori sono i giorni che intercorrono tra la data del parto e la data della ripresa lavorativa.Dunque le donne meno tradizionaliste tendono a manifestare maggiore intenzione di riprendere il lavoro e tenderebbero a rientrare prima rispetto a quelle più tradizionaliste.
  • Dai punteggi ottenuti dai soggetti nella Bem Inventory è emersa una differenza significativa tra i due gruppi di donne nella scala di mascolinità, mentre non emergono differenze significative per la scala di femminilità. In particolare, le donne che riprenderanno il lavoro hanno un punteggio di mascolinità più elevato rispetto a quelle che non riprenderanno a lavorare. Al contrario, le medie dei punteggi di femminilità non risultano statisticamente diversi: non vi è differenza tra i due gruppi di madri in relazione alla scala di femminilità.

Seconda ipotesi sperimentale: le donne che intendono riprendere a lavorare hanno un Work Engagement più elevato?

  • Non è emersa una differenza significativa tra i due gruppi di donne (che pensano di riprendere o di non riprendere il lavoro) quindi, inizialmente, l’Engagement non è risultato influenzare l’intenzione di ripresa.
  • Tuttavia dopo aver categorizzato il punteggio di Work Engagementin cinque categorie da “Molto basso” a “Molto Alto” e dopo averlo messo in relazione con l’intenzione o mancata intenzione di ripresa lavorativa è emerso che la maggior parte delle donne che rientreranno al lavoro hanno punteggi medio-alti di Engagement, mentre quelle che non riprenderanno hanno punteggi più bassi. Dunque maggiore è il coinvolgimento positivo della lavoratrice nel proprio lavoro, maggiore risulta essere l’intenzione di ripresa lavorativa.

Ipotesi secondarie

Esiste una correlazione tra Work Engagement e Sex Role Orientation?

  • Contrariamente a quanto ipotizzato, essere tradizionalista o non tradizionalista non sembra avere una relazione con il livello di coinvolgimento al lavoro.
  • Avere un elevato Work Engagement sembra essere in relazione con l’inclinazione a ruoli maschili o femminili ma non è chiara l’entità di questa relazione.

Le variabili socio-demografiche influenzano l’intenzione di ripresa lavorativa?

  • Il territorio di residenza, il reddito e la professione svolta risultano essere variabili significative nell’influenzare l’intenzione al rientro lavorativo. In particolare la maggior parte delle donne che manifesta l’intenzione di riprendere il lavoro risiede nei territori del Nord Italia, ha una fascia di reddito medio-alta e svolge una professione che richiede un elevato grado di scolarizzazione.
  • Solo per le donne che hanno detto di voler riprendere il lavoro è stata testata l’influenza delle stesse variabili sulla durata del congedo: in questo caso solo il titolo di studio e la professione svolta sono risultati significativi: le “professioniste” sarebbero le donne che trascorrono minor tempo lontane dal lavoro, seguite a breve distanza dalle “impiegate”, dalle “addette a scuola, educazione, sanità e sicurezza” e dalle “operaie”.

 Il supporto sociale influenza l’intenzione di ripresa lavorativa?

  • E’ stata testato l’influenza del supporto sociale sulla scelta di reinserimento lavorativo e, dai risultati ottenuti, la presenza di strutture sul proprio territorio di residenza non sembra avere un’influenza né sull’intenzione di riprendere il lavoro né sul periodo trascorso a casa dopo la maternità.
  • Nello stesso tempo, la possibilità di usufruire di supporti per la cura del proprio figlio da parte di mariti e conviventi, nonni o altre figure significative è risultata avere un’influenza sull’intenzione o di ripresa lavorativa ma non sulla durata del congedo.

Conclusioni

La ricerca ha identificato molte variabili in grado di influenzare la scelta delle neo-madri di riprendere o di non riprendere il lavoro dopo la maternità. In particolare la scelta di reinserimento lavorativo sembra essere dettata dalla volontà individuale ma risente molto di variabili culturali e contestuali. Infatti, oltre all’influenza delle caratteristiche socio-demografiche individuali, abbiamo potuto osservare l’influenza della cultura e del contesto tramite il Sex Role Orientation, il Work Engagement e il supporto sociale.

In letteratura sono presenti moltissimi studi che prendono in considerazione la relazione tra maternità e lavoro retribuito ma, nessuno di questi, aveva mai analizzato l’intenzione di ripresa lavorativa delle neo madri cercando di valutarne i possibili fattori di influenza.

Nello stesso tempo non era mai stato preso in esame il legame tra reinserimento lavorativo, Sex Role Orientation e Work Engagement e, quindi, da questo punto di vista, l’indagine condotta sembra aver fornito spunti interessanti per successivi approfondimenti.

Bibliografia

  • Balbo L., (1987). Doppia presenza:lavoro intellettuale, lavoro per sé, (a cura di)  G.Chiarelli, Franco Angeli, Milano.
  • Balbo L., (1978). La doppia presenza, in “Inchiesta”, 32, pp.3-6.
  • De Leo D., e Villa A., (1986). Il problema del rilevamento delle tipologie sessuali e il Bem Sex Role Inventory, Organizzazioni speciali, Firenze
  • Istat, Maternità e partecipazione femminile al mercato del lavoro, 2012.
  • Istat, Rapporto annuale 2012..
  • Istat, Uso del tempo e ruoli di genere, 2012.
  • Kahn W.A., (1990). Psychological conditions of personal engagement and disengagement at work, Academy of Management Journal, Vol. 33, pp. 692-724.
  • Kahn W.A., (1992). “To be fully there: psychological presence at work”, Human Relations, Vol. 45, pp. 321-349.
  • Nancy A. Dreyer, Nancy Fugate Woods, Sherman A. James, (1981).  ISRO: A scale to measure Sex-role orientation, Sex Roles, Vol.7, 2, pp. 173-182.
  • Pisanti R., Paplomatas A., e Bertini M. (2008), Misurare le dimensioni positive nel lavoro in 101 sanità: un contributo all’adattamento italiano della UWES – Utrecht Work Engagement Scale. Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomica. Vol. 30, 1, pp. 112-119, Pavia 2008.
  • Simmel G., (1890). Uber soziale Differenzierung. Soziologische und psycologische Untersuchungen, Lepzig, Duncker e Humblot, Amsterdam, 1890. trad. it. a cura di Accarino B., La differenziazione sociale, Laterza, Bari, 1982.
  • Schaufeli W.B, e Bakker A., (2003). UWES – Utrecht Work Engagement Scale. Preliminary Manual, Version 1, Occupational Health Unit. Utrecht University.
  • Schaufeli W.B., (2012). The Measurement of work engagement,  European Journal of Psychological Assessment, Vol. 26, 2, pp. 143-149.
  • Zajczyk F., e Borlini B., (2010). Donne e uomini tra lavoro e vita familiare: un cambiamento che va aiutato. FrancoAngeli 2010.
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Categorie:Materiali Punti di vista

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Redazione Conciliazione Plurale

Fanno parte della redazione di Conciliazione plurale: Daniela Gatti, Anna Omodei e Laura Papetti.

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