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La conciliazione di Marina

Riprendiamo l’attività del blog con l’esperienza di conciliazione raccontata da Marina.

Immagine a cura di Garra Kat

Immagine a cura di Garra Kat

Penso a quanto sia diverso il suono della parola conciliazione letto nei brani che sono stati pubblicati.

Un suono che sembra dire cose che sono così lontane dal modo con cui le istituzioni se ne stanno occupando: perchè gli addetti ai lavori devono sempre complicare tutto? Perchè chi lavora sulle cose delle persone si dimentica della vita reale e quello che poi produce sembra così lontano, un’altra lingua, un altro paese, tanto da non essere riconosciuto come risposta utile ai problemi quotidiani?

Oggi se ne parla ed è già un bene. Quando la mia figliola era piccola, mio marito ed io, ci eravamo organizzati con giorni corti e giorni lunghi. Al lavoro, di entrambi, era chiaro che in quei giorni ci saremmo stati fino alle quattro oppure fino alle otto. Regolari in ogni caso, tranne poche eccezioni. I nonni, benedetti loro, c’erano per situazioni di malattia. Un modo che rispettava i colleghi e le richieste dei superiori. Una disponibilità responsabile nei confronti del lavoro che metteva però in chiaro che la stessa responsabilità e rispetto era per gli affetti familiari. Affetti e non solo impegni perchè è questa la cosa per me più deleteria: entrare nella spirale di farci stare sempre dentro tutto per forza nelle 24 ore. Diventa tutto un dover fare e si snatura il perchè lo si fa, l’essere, il prendersi cura e saper stare dentro nelle relazioni affettive.

Non sembra ma poi è proprio quello che ci ricarica che, altrimenti, viene a mancare. Anche ora che non sono ancora nonna ma i nostri genitori sono molto anziani mi ritrovo a riconfermare questi pensieri e proporre stesse modalità. La fatica, fisica, è aumentata ma mi sento aiutata se penso che la giusta distanza tra il fare che serve e farcela a tutti i costi è data dal sapere che sono io a scegliere le priorità, a trovare il mio modo di esserci senza sensi di colpa se non è tutto perfetto, se ogni tanto perdo occasioni di lavoro o il capo ha da ridire. Senza rabbia ma senza paura: sono convinta io, lo condivido con chi ho vicino ed è quello che mi basta.

Se vuoi contribuire (anche in forma anonima) alla rubrica “tentativi di conciliazione“: clicca qui

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Categorie:Tentativi di conciliazione

Redazione Conciliazione Plurale

Fanno parte della redazione di Conciliazione plurale: Daniela Gatti, Anna Omodei e Laura Papetti.

https://conciliazionefamiglialavoro.wordpress.com/

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