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I tempi delle donne (bootleg)

sociologie del tempoMartedì 8 giugno 2013 ho partecipato a una lezione tenuta dalla Prof.ssa Carmen Leccardi nell’ambito del corso Donne Politiche e Istituzioni (edizione 2013) dell’Università Milano Bicocca. Nel post ripercorro (senza pretese di esaustività) i principali concetti emersi nell’incontro e successivamente approfonditi dalla lettura di alcune parti del suo libro Sociologie del tempo, 2009, Laterza.

Tendenze

Dalle società tradizionali ad oggi è cambiato il modo di vivere e di rappresentarsi il tempo. Un tempo ciclico nelle società tradizionali, fondate sulla famiglia e sulla dimensione oblativa, del dare tempo, delle donne; un tempo lineare nella società industriale, che viene mercificato e quantificato, rappresentato dall’orologio, come massima astrazione del tempo.  L’epoca contemporanea è invece caratterizzata da:

  • accelerazione, in cui la sensazione che ci manchi il tempo è costante nonostante le innovazioni tecnologiche sembra ci facciano guadagnare tempo: liberano tempo ma aumentano contemporaneamente le attività che ciascuno svolge per restare dentro il mondo sociale (per stare sul pezzo). Avere tempo sociale (il tempo delle istituzioni) infatti significa avere mondo sociale.
  • frammentazione: il tempo della società contemporanea è un insieme di punti, che configurano pezzi di biografie.
  • simultaneità: il tempo reale è il tempo globale; viviamo in un eterno presente perdendo i nessi tra passato, presente e futuro e per questo incontriamo difficoltà a costruire progetti a lungo termine.

Se il tempo sociale accelera, quello individuale, delle biografie, decelera, sia per gli uomini sia per le donne: si diventa adulti sempre più tardi (tra i 15 e i 34 anni) ed è difficile rintracciare un momento univoco che ne segnali il passaggio (quando si ha un figlio? Un lavoro stabile? Responsabilità sociali? Autonomia economica?).

Tempi degli uomini, tempi delle donne

Tutti noi viviamo in una società accelerata ma analizzando le biografie di uomini e donne è emersa una geometria variabile di priorità per le donne (ad esempio la maternità che può durare in modo diverso in base ai sostegni) le cui narrazioni si costruiscono su tempi multipli (il mercato del lavoro, la cura, la gestione del rapporto tra privato e pubblico, il tempo per sé) a fronte di una maggiore stabilità per gli uomini.

Di seguito si elencano in sintesi gli elementi che caratterizzano il tempo delle donne.

  • Messa in discussione degli approcci dicotomici:
    • tra tempo pubblico (riferito al maschile, socialmente importante misurato dall’orologio) e tempo privato (inteso come socialmente ininfluente, ascritto al femminile). Il privato femminile, infatti, è anche il tempo della riproduzione della società e della cura quindi fortemente sociale e pubblico.
    • Tra tempi del corpo e tempi sociali: gli orologi biologici sono precisi e continuano ad avere gli stessi ritmi ma spesso no corrispondono ai tempi sociali. Questa discrasia contribuisce a creare un senso di affanno e contraddizione.
    • Tra breadwinner (il familiare che provvede al sostentamento della famiglia) e caregiver (il familiare che si occupa della cura della famiglia) e di conseguenza tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo.
  • Presenza del tempo per la cura: un tempo processuale, a-centrato, qualitativo e virtualmente inesauribile che è esso stesso contenuto poiché contempla il tempo dell’attesa come dimensione del mettersi in relazione con l’altro.
  • Riconoscimento della molteplicità dei tempi di vita, rappresentabili su una dimensione di rete (plurale e interdipendente). Il tempo delle donne è un tempo plurale, non piramidale, aperto ad apporti pubblici e privati. I tempi, individuale e sociale, si incrociano. I tempi degli uomini hanno, invece, forma piramidale con al vertice il lavoro remunerato.
  • Coesistenza di una dimensione ciclica, tipica del tempo quotidiano, mai uguale a sé stessa, e di una dimensione lineare, che scorre verso l’infinito (line e cerchio costruiscono l’andamento a spirale). Il tempo delle donne tiene insieme la dimensione quantitativa con quella qualitativa e non economica del tempo.

Prospettive

Assumendo una prospettiva sessuata del tempo, considerando quindi un diverso modo di sperimentarlo e rappresentarlo per uomini e donne, è possibile di disegnare una nuova mappa del tempo che consideri anche quello femminile, scardinando il concetto di conciliazione come un rapporto perdente tra le donne e il tempo (alla rincorsa del tempo, schiacciate dal tempo). A tal proposito, la prospettiva proposta da Laura Balbo considera le donne come generatrici di nuovo tempo, attraverso la maternità e il prendersi cura: la visione esclusiva del tempo (o i figli o il lavoro) lascia spazio a quella inclusiva.

Riconoscere la pluralità dei tempi di vita come tempi sociali, sia per gli uomini sia per le donne, è una sfida alla frammentazione e accelerazione del tempo sociale ed è fondamentale per costruire nuovi tipi di equilibrio tra tempi pubblici e privati e nuove forme di relazione tra i generi.

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Categorie:Letture Punti di vista

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Anna Omodei

Socia di Pares, società cooperativa di formazione, ricerca, consulenza e documentazione. Supporta le persone e le organizzazioni sui temi della conciliazione famiglia-lavoro (tempi di vita), sul benessere organizzativo e sulla qualità del lavoro. Lavora per facilitare gli avvicendamenti e le transizioni che investono le organizzazioni a livelli apicali e intermedi. Dal 2012 collabora con il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca nel supporto alla didattica del corso di psicologia sociale e nella realizzazione di ricerche sul campo sui temi della salute e dei servizi socio-sanitari.

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