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Il bilancio di genere nelle imprese

foto bilancio di genereCome brevemente descritto in un post precedente, il bilancio di genere è nato e si è sviluppato, in Italia come all’estero, all’interno delle Istituzioni Pubbliche, con l’obiettivo di valutare e promuovere l’efficacia delle politiche in termini di gender mainstreaming.
Tuttavia, a partire dalle ben consolidate basi ed esperienze in tema di RSI (Responsabilità Sociale d’Impresa), il bilancio di genere si è affiancato al bilancio sociale anche nelle imprese private.

Responsabilità sociale e questione di genere

Il bilancio sociale rappresenta lo strumento principe per le aziende attente a promuovere la RSI. Attraverso il bilancio sociale le imprese possono dar conto agli interlocutori delle attività realizzate e dei risultati raggiunti, mostrando positività e negatività del proprio operato. Si tratta dunque di uno strumento di dialogo e di trasparenza, nonché un importante passo per permettere valutazioni condivise sulle politiche intraprese.

Il bilancio di genere può essere uno strumento che integra il bilancio sociale e permette di analizzare l’andamento delle attività secondo una prospettiva di genere. Per la realizzazione di un bilancio sociale risulta fondamentale prendere in considerazione tutti gli stakeholder, che vengono generalmente analizzati, anche attraverso la suddivisione in molteplici categorie, diversamente intrecciate tra loro: interni ed esterni, influenti o influenzati, vicini o lontani, potenti o deboli, e molte altre ancora. Il processo di rendicontazione di genere porta a prendere in considerazione gli stakeholder a partire da una nuova categoria, quella di genere, che si presenta trasversale a tutte le suddivisioni prima indicate.

Bilancio di genere per chi?

La domanda “per chi?” può avere una duplice lettura: chi sono i destinatari di un bilancio di genere redatto da un’impresa e, insieme, quali sono le imprese che è opportuno si cimentino in pratiche rendicontative in un’ottica di genere.

In merito alla prima lettura, così come per il bilancio sociale, i destinatari possono essere molteplici e con diversi gradi di interesse. In primo luogo, naturalmente, i destinatari del bilancio di genere sono i lavoratori, uomini e donne, dell’impresa, che possono avere un quadro completo delle politiche attuate dalla loro organizzazione e dei risultati raggiunti. Poi vi è la comunità locale: è sempre più evidente come politiche che promuovano le pari opportunità in campo lavorativo e facilitino pratiche di conciliazione abbiano effetti sul benessere generale della collettività, ma anche sulle politiche che le amministrazioni locali mettono in campo e sulle reti sociali che si possono venire a creare. Infine i beneficiari o consumatori finali dei servizi o prodotti dell’impresa, che, come dimostrano diversi studi, si mostrano sempre più interessati ai comportamenti e alla pratiche responsabili delle organizzazioni.

Individuati brevemente i principali destinatari del bilancio di genere, rimangono da individuare quali possono essere le tipologie di imprese per cui è importante redigere il documento. In prima battuta è evidente come le questioni di genere tocchino quasi tutte le imprese, indipendentemente dal settore produttivo o dalle dimensioni. Ci sono tuttavia contesti e condizioni organizzative per le quali può essere particolarmente significativo intraprendere un percorso di rendicontazione in un’ottica di genere:

  • imprese di grandi dimensioni, al fine di dar conto delle politiche sul personale adottate, nonché sull’impatto di alcune scelte organizzative e/o produttive in termini di genere;
  • imprese di piccole e medie dimensioni che mettono in pratica buone prassi in tema di conciliazione e promozione della parità di genere, anche in rete con altre imprese o associazioni, servizi, enti attivi nel territorio di riferimento; oppure piccole e medie imprese che vogliono avviare un’attenta riflessione interna su questi temi;
  • consorzi di imprese e cooperative, nonché organizzazioni di secondo livello, con funzioni di coordinamento rispetto ai propri aderenti;
  • associazioni di categoria o di rappresentanza, che promuovono interventi di sensibilizzazione, conoscenza e diffusione di buone pratiche sulle pari opportunità.

 Di cosa dar conto?

Quali sono i contenuti del bilancio di genere? Quali i processi da attivare?

Il bilancio di genere può essere realizzato autonomamente o può integrarsi pienamente nel bilancio sociale, andando ad arricchirne le informazioni. L’opportunità di integrare le dimensioni di genere all’interno del bilancio sociale è ormai da alcuni anni riconosciuta e diffusa, almeno a livello internazionale.

Global Reporting IniziativeTM, organizzazione senza scopo di lucro che promuove le linee guida per la rendicontazione sociale maggiormente diffuse e adottate nel mondo, ha da alcuni anni posto particolare attenzione alle questioni di genere. Nel 2011 è stata aggiornata la terza versione delle linee guida “G3.1 Guidelines”, dove, tra le diverse modifiche, è stata inserita anche una parte dedicata alle questioni di genere, con l’indicazione dei relativi indicatori. Gli indicatori di genere sono stati ulteriormente arricchiti e più organicamente inseriti all’interno del più complesso sistema di rendicontazione nell’ultima edizione delle linee guida “G4 Guidelines”, pubblicate nei mesi scorsi. Solo a titolo di esempio, riporto di seguito alcune delle dimensioni di analisi prese in considerazione dal GRI:

  • fornire i dati sul personale, le assunzioni, i licenziamenti, le promozioni, la formazione etc considerando anche la dimensione di genere;
  • dar conto dei benefit erogati al personale, in tema di permessi parentali;
  • analizzare i permessi parentali e le modalità di ritorno di lavoro al termine degli stessi;
  • verificare le pari opportunità nei posti di responsabilità e di governo, nonché le eventuali disparità tra i sessi in tema di remunerazione.

Naturalmente non è indispensabile aver già adottato un bilancio sociale per intraprendere una rendicontazione in termini di genere. È infatti possibile dar vita ad un processo ad hoc, che produrrà un resoconto specifico. In esso possono essere inserite le informazioni sopra rilevate ed eventuali altre letture delle dinamiche organizzative utili a comprendere gli effetti delle azioni prodotte in termini di promozione (o meno) delle pari opportunità.

 Come e perché dar conto?

Il bilancio di genere, così come il bilancio sociale, trova la sua ragion d’essere nella volontà di dar conto ai propri interlocutori rilevanti delle attività e dei risultati raggiunti, a partire dal principio di “responsabilità verso…”: verso i propri dipendenti, verso i propri clienti/beneficiari dei servizi, verso la collettività e così via.
Un ruolo centrale riveste quindi il processo di ascolto e coinvolgimento degli stakeholder chiave, in primo luogo i lavoratori e lavoratrici, ma non solo. Il bilancio di genere si può dunque presentare come un’occasione per approfondire le modalità di relazione con i dipendenti, il clima lavorativo, la qualità della vita nell’organizzazione. A questo proposito le indagini sul benessere organizzativo, se presentano anche un’attenzione verso la questione di genere, possono offrire utili spunti ai processi rendicontativi; o viceversa, la volontà di dar luogo a tali indagini può scaturire quale “effetto secondario” del bilancio di genere, in seguito al desiderio di approfondire e ampliare l’analisi.

Il processo rendicontativo del bilancio di genere offre alle organizzazioni l’opportunità di aprire nuovi canali di comunicazione con gli interlocutori chiave, ampliare le conoscenze in merito ai diversi interessi o necessità, migliorare l’efficacia delle azioni messe in campo in termini di pari opportunità, attivare e/o promuovere (o creare la condizioni per) nuove collaborazioni e partnership con altre imprese locali o con enti, pubblici e privati, del territorio su queste tematiche. Si tratta di processi circolari e a carattere incrementale, che nel tempo possono aiutare le organizzazioni a migliorare i propri risultati in termini di responsabilità sociale e benessere organizzativo, ma anche, e non da ultimo, in termini di performance aziendali e produttività.

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Categorie:Strumenti Uncategorized

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danielagatti

Ho 36 anni e vivo a Milano, dove sono consulente e ricercatrice sui temi della rendicontazione sociale, della qualità dei servizi alla persona, della valutazione in ambito sociale.

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