Menu Home

Il femminile nei titoli di lavoro: equità di genere o svantaggio?

A cura di Cristina Giammella*

Gli effetti collaterali del linguaggio di genere nelle valutazioni

Un articolo dell’European Journal of Social Psychology, (pubblicato nel volume 43 del febbraio 2013, pag. 62-71), riporta una serie di studi condotti in Polonia dove viene analizzato come una candidata, di sesso femminile, venga valutata, in un processo di selezione, in base al titolo di lavoro femminile o maschile con il quale è stata introdotta.

In molte lingue, infatti, la femminilizzazione viene utilizzata come strategia per rendere il linguaggio più equo dal punto di vista di genere.
Nel corso degli ultimi decenni, molti paesi hanno tentato di sviluppare e implementare una lingua più equa per entrambi i sessi cioè, un pari o simmetrico trattamento linguistico tra uomini e donne.
Per raggiungere tale obiettivo alcune lingue hanno fatto ricorso alla neutralizzazione altre alla femminilizzazione.

  • Con neutralizzazione s’intende l’operazione del ‘rendere neutri’, dal punto di vista del genere appunto, alcuni termini in origine utilizzati solo al maschile ma facenti riferimento sia a donne che a uomini. Questa strategia è stata utilizzata prevalentemente nelle lingue, come l’inglese, che possiedono grammaticalmente poche forme differenzianti dal punto di vista del genere.
  • Con femminilizzazione, invece, s’intende l’operazione del rendere femminili alcuni aggettivi o sostantivi, in precedenza utilizzati solo al maschile, ma facenti riferimento sia a uomini che a donne. Questa strategia è stata utilizzata prevalentemente nelle lingue, come l’italiano, il francese, il tedesco e il polacco, che possiedono, nelle loro grammatiche, molte forme differenzianti dal punto di vista di genere.

Queste modalità di conversione sono state al centro di molte ricerche empiriche che, almeno fino ad oggi, hanno sempre documentato come esse favoriscano l’equità tra i due sessi.

Lo studio che viene presentato nel corso dell’articolo, al contrario, mette in luce come queste strategie, oltre ai numerosi effetti positivi, possano avere anche una serie di effetti collaterali negativi.

In questo contributo cercherò di presentare le parti più significative della ricerche, le ipotesi dalle quali sono partiti gli autori e alcuni dei risultati che hanno ottenuto, cercando di dare una mia visione critica. Per una lettura più approfondita rimando all’articolo stesso.

Obiettivi e ipotesi sperimentali

Lo studio empirico si proponeva di indagare, come già anticipato, l’effetto dei titoli di lavoro al femminile contro quelli al maschili nella valutazione delle candidate donne e individuare i fattori in grado di moderarli.

Per raggiungere questi scopi sono stati condotti tre studi in Polonia. La scelta del luogo non è casuale, infatti, il polacco è una di quelle lingue grammaticalmente connotate per genere  in cui le forme femminili mettono in evidenza la femminilità di un referente e quelle maschili la sua mascolinità.

Le ipotesi che hanno guidato l’indagine sono diverse e variegate:

  1. Una candidata donna, descritta con un titolo di lavoro femminile, verrebbe valutata meno favorevolmente di un candidato di sesso maschile durante un processo di selezione del personale lavorativo;
  2. Una candidata donna, descritta con un titolo di lavoro femminile, verrebbe valutata meno favorevolmente durante un processo di selezione rispetto a una candidata, anch’essa di sesso femminile, ma presentata con un titolo di lavoro al maschile;
  3. Il moderatore più significativo di questi effetti sarebbe l’orientamento socio-politico, infatti vi sarebbero differenze tra conservatori e liberali.

I primi, in particolare, sarebbero più desiderosi di mantenere lo status quo e meno disposti ad accettare l’introduzione di forme femminili per le occupazioni e per le posizioni professionali che prima non esistevano.

Proprio per questo tenderebbero a svalutare maggiormente dei loro colleghi liberali i candidati presentati con un titolo professionale al femminile.

Nel loro complesso i tre esperimenti condotti hanno confermato tutte le ipotesi sperimentali, contribuendo a sottolineare come, l’utilizzo di sostantivi al femminile, non porta sempre ad avere una più equa parità tra uomini e donne.

Considerazioni personali

Lo studio presentato è molto interessante e offre spunti per alcune riflessioni.

Tutti gli esperimenti condotti hanno confermato che la volontà di femminilizzare il linguaggio indica una maggiore attenzione all’equità di genere e una volontà sempre più forte di affermare la pari dignità tra uomini e donne nel ricoprire tutte le posizioni professionali, comprese quelle di status sociale più elevato.
Il gap tra i due sessi resta sempre grande per quanto riguarda sia le retribuzioni sia l’occupazione e le posizioni occupate, tuttavia questo potrebbe essere un ulteriore passo in avanti compiere nel consolidamento della parità.

I risultati ottenuti con questo studio, tuttavia, accendono un campanello d’allarme nella valutazione di tali strategie mettendone in luce anche i possibili effetti negativi.
Come dimostrato, il riferimento al genere femminile nei sostantivi utilizzati per identificare alcune professioni prima genericamente descritte al maschile, potrebbe contribuire a rimarcare le differenze tra i due sessi e far riaffiorare antichi stereotipi.
Il semplice atto di sottolineare il genere delle candidate potrebbe significare differenziarle rispetto agli altri candidati di genere maschile e, soprattutto nel caso in cui il valutatore sia un conservatore e miri a mantenere lo status quo, potrebbe penalizzarle ulteriormente.

Tuttavia credo che il problema principale resti, a monte, l’interrogarsi sull’utilizzo di sostantivi al femminile e, in alcuni casi, tentare di crearli ex novo contribuisce non solo a sottolineare che, culturalmente, alcune professioni sono connotate per genere ma anche, almeno fino a qualche decennio fa, che esse restino appannaggio del solo genere maschile. Il tentativo di femminilizzarle può aprire alle donne la possibilità di accedervi e di ottenere una visibilità ma, nello stesso tempo, può essere una forzatura all’equilibrio, che invece dovrebbe essere più naturale e avvenire spontaneamente.

Questo si può verificare, però, solo se gli stereotipi, che da sempre connotano i due generi, vengano completamente superati. Tuttavia, la situazione attuale, sembra dimostrare il contrario. Infatti, le donne faticano ancora a raggiungere un equo trattamento rispetto agli uomini soprattutto perché, culturalmente, vengono identificate come coloro che si fanno carico dei lavori domestici e di cura (lavoro non retribuito).

Il loro tentativo di entrare nel mondo del lavoro e di raggiungere pari dignità potrebbe venire vanificato se non si riesce a superare la barriera che ancora le vorrebbe escludere dal mercato lavorativo e  le rappresentazioni culturali consolidate che rimarcano le differenze piuttosto che le uguaglianze, i limiti del “genere più debole” piuttosto che i suoi punti di forza.

Un traguardo auspicabile, dunque, non sarebbe tanto di preoccuparsi del raggiungimento di una piena equità tra i due generi, ma di poterla dare per scontata e garantire, a entrambi i sessi, la libertà di scegliere il percorso personale secondo le proprie attitudini e le preferenze individuali.

*Cristina Giammella, è laureanda in Psicologia dei Processi Sociali, decisionali e dei Comportamenti Economici all’Università degli Studi di Milano Bicocca. In precedenza ha conseguito una laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche nella stessa università.
Attualmente sta lavorando ad una tesi di laurea sul reinserimento delle donne nel mercato del lavoro dopo la maternità cercando di indagare come il Work Engagement e il Sex-Role Orientation hanno influenza sulla scelta di rientro o mancato rientro al lavoro delle neo mamme.

Annunci

Categorie:Punti di vista

Tagged as:

cristinagiammella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: