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“Spazio al merito” per far “spazio alle donne”

Nel mese di aprile ho letto numerosi articoli e commenti sulla scelta dei dieci saggi di Napolitano (tutti uomini) e sul genere del nuovo Presidente della Repubblica, in vista del rinnovo della carica.

Ho poi deciso di prendere qualche “settimana sabbatica” per riflettere su quanto letto e ascoltato.

Personalmente credo che il nostro Paese, anagraficamente vecchio (non solo perché sulla scena da molto tempo, ma perché composto da una popolazione sempre più anziana), abbia bisogno di più meritocrazia. Tutti devono avere pari opportunità di accesso a cariche e ruoli e la scelta “della persona giusta al posto giusto” dovrebbe essere guidata da criteri oggettivi quali, ad esempio, la competenza e la preparazione. Quando questi aspetti verranno considerati e valorizzati sono certa che si apriranno spazi per l’esercizio di ruoli di potere e di responsabilità anche per le donne.

Quello che si deve fare, per costruire la svolta, è continuare a parlare e scrivere dell’importanza e degli effetti della meritocrazia; impegnarsi attivamente per mantenere alta l’attenzione sul tema. Inoltre, è necessario valorizzare i dati che dimostrano che il merito fa bene alle imprese e al Paese.

In questo tempo di lavoro e rilancio le donne devono impegnarsi per visibilizzarsi di più, devono iniziare a credere nelle loro (nostre) capacità. I dati ci supportano in questa direzione.

In Italia, infatti, ci sono più laureate che laureati (il 60% contro il 40% dei colleghi uomini). Inoltre, come scrivono Casarico e Profeta nel testo “Donne in attesa” (2010), la perfomance accademica delle donne “misurata sia in termini di età alla laurea, sia di punteggio agli esami e voto di laurea, è migliore di quella maschile” (pagina 6).

Questo per dire che le capacità non mancano, bisogna imparare a renderle visibili e a fare in modo che la società le colga.

Se si chiede ad un uomo di spiegare il proprio successo si può stare certi che lui ne attribuirà il merito alle proprie doti e capacità mentali. Ponendo la stessa domanda ad una donna, lei attribuirà il proprio merito a fattori esterni,  […] “essere stata fortunata” oppure di “essere stata aiutata da altri”.

Sheryl Sandberg, Facciamoci avanti, pagina 33

Quindi direi che è arrivato il momento di lasciare spazio al merito sia esso uomo o donna, giovane o meno giovane, italiano d’origine oppure no!

Citazione celebre: “Non sono stata fortunata. Me lo meritavo.” –  Margaret Thatcher (ex Prima Ministra inglese).

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Categorie:Punti di vista

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laurapapetti

Principali aree di interesse: responsabilità sociale d'impresa; welfare aziendale e conciliazione; politiche di genere e promozione delle pari opportunità; progettazione e valutazione sociale; comunicazione e networking; analisi della qualità del lavoro e della soddisfazione dei lavoratori; indagini di soddisfazione rivolte ad utenti e cittadini (customer, people, citizen satisfaction).

https://conciliazionefamiglialavoro.wordpress.com/

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