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Conciliare il tempo? Conciliare noi stessi?

A cura di Maria Teresa Paladino*

Immagine a cura di Consuelo Algeri

Immagine a cura di Garra Kat

Nel preparare il mini-workshop sul tema del tempo che ho tenuto recentemente a Lugano, mi sono imbattuta in un aforisma di Roberto Peregalli, (I luoghi e la polvere, Ed.Bompiani, 2010), che mi ha colpita per la sua verità e mi ha aiutato a costruire l’essenza del mio intervento:

 «Il tempo è la nostra carne.

Siamo fatti di tempo. Siamo il tempo.

È una curva inesorabile che condiziona ogni gesto

della nostra vita, compresa la morte.»

Ricordo anche che uno dei miei Maestri al corso di counseling, Giacomo Magrograssi, durante una lezione sul tempo ci chiese dapprima di completare la frase: «Il tempo è … », e subito dopo di sostituire nella stessa frase la porzione «Il tempo è» con «Io sono». È stato un esercizio illuminante.

Dunque, il tempo siamo noi.

Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale, introdusse tra gli altri il concetto di strutturazione del tempo: noi percorriamo la nostra vita alla ricerca di carezze che possano colmare il nostro bisogno di essere amati, e nel fare questo impieghiamo il nostro tempo di vita suddividendolo in porzioni che hanno percentuali differenti di qualità di contatto con noi stessi e gli altri. Il modo con cui strutturiamo il nostro tempo, riflette il modo con cui riusciamo a nutrirci in modo costruttivo e sano attraverso lo scambio di carezze.

Conciliàre deriva da concìlium (= unione, vincolo): unire, mettere d’accordo, guadagnarsi l’affetto, accattivarsi il favore, rendere benevolo, ed anche procurare, procacciare (Dizionario Etimologico Zanichelli on-line). È incredibile come tutti i significati della parola conciliàre trovino corrispondenza nel concetto di strutturazione del tempo.

Il punto è che questa strutturazione non sempre risponde ai nostri bisogni profondi. Il discorso è piuttosto complesso e non è possibile affrontarlo qui, basti ricordare però che la composizione delle diverse porzioni con cui strutturiamo il nostro tempo (cioè la nostra vita) e la qualità delle stesse, dipendono da diversi fattori. C’è una parte inconsapevole o vagamente consapevole (quella che secondo Berne dipende dal nostro copione di vita), quella determinata da fattori fuori dal nostro controllo, da obblighi e compiti inevitabili, e infine quella dovuta alla nostra volontà.

Il primo passo per conciliàre (scegliete il senso più importante per voi di questa parola) mi pare quindi quello di imparare a separare i vari fattori. In questo ci aiuta il quadrante del tempo (o di Eisenhower, se preferite). Se non lo conoscete, potere approfondire qui.

Il quadrante del tempo ci aiuta a suddividere in quattro celle i compiti, incrociando i concetti di urgenza e importanza. In questa sorta di matrice, la cella fondamentale dovrebbe contenere i compiti per noi importanti (e che non sono urgenti ma continuativi nel tempo): quelli cioè fondamentali per dare un senso positivo alla nostra vita.

Siccome non è per nulla scontato che si sia in chiaro su quali siano i compiti per noi importanti, permettetemi di fare un po’ la coach, che poi è uno dei miei “cappelli”:

Provate a rispondere a questa domanda: cos’è un compito importante?

L’importanza si riferisce al suo valore. L’attenzione si sposta quindi sui nostri valori, su ciò che conta e vale per noi. Gli obiettivi che ci poniamo ci permettono di raggiungere qualcosa d’importante per noi, che ha valore.

Allora un compito è importante quando è determinante per raggiungere un tale obiettivo.

La chiarezza sui propri obiettivi e sul loro valore è fondamentale: più l’obiettivo è importante, più l’attività a esso connessa sarà importante.

Partendo da queste considerazioni dovremo dedicare a questi tipi di attività un’importante porzione del nostro tempo di vita. Questo è ciò che dà qualità al nostro tempo, e perciò alla nostra vita.

E attenzione: per attività non s’intende solo “il fare”.

Vi sono chiari i vostri obiettivi?

Autrice

Maria Teresa Paladino, dopo gli studi in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano, ha lavorato per dodici anni dapprima in ruoli tecnici, poi di progetto e infine dirigenziali.

Dal 2003 è attiva come Counselor a indirizzo analitico transazionale, Corporate Coach certificata PCC ICF, Consulente in Bilancio delle Competenze e Licensed Practitioner in PNL. Attualmente si sta specializzando anche in Psicologia dei processi sociali, delle decisioni e dei comportamenti economici presso l’Università della Bicocca di Milano.

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Categorie:Punti di vista

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Redazione Conciliazione Plurale

Fanno parte della redazione di Conciliazione plurale: Daniela Gatti, Anna Omodei e Laura Papetti.

https://conciliazionefamiglialavoro.wordpress.com/

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