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Parità retributiva tra i generi… sì, ma nel 2056

In occasione del secondo incontro del laboratorio di ricerca e formazione ‘Spazio alle donne’, organizzato dalla Provincia di Milano in collaborazione con Pares, tratteggeremo lo scenario che caratterizza la situazione delle donne nel mercato del lavoro e nelle istituzioni. In questo post proverò a sintetizzare una delle questioni correlate: la disparità retributiva tra uomini e donne o gender pay gap.

Uno spunto abbastanza recente e leggero è costituito dal film We want sex (equality) diretto da Nigel Cole (2010). “We want sex equality”, si leggeva sul lungo striscione che le protagoniste dispiegano non appena la loro protesta raggiunge la sede del parlamento britannico.

Il film racconta lo sciopero delle 187 operaie Ford avvenuto nel 1968 a Dagenham (Essex), in cui rivendicavano dapprima l’inquadramento di ‘operaie specializzate’ e solo in un secondo momento la parità retributiva tra i generi.

Di seguito il trailer del film:

Da allora molte cose sono cambiate, ma si continua a parlare di disparità retributiva tra i generi.

In Europa non esistono formalmente differenze di retribuzione esplicite per lo stesso lavoro (come nel film sopracitato) ma si osserva una differenza importante nella retribuzione media oraria (Cittalia, ANCI, 2010). Nel 2013, ad esempio,  il divario retributivo è stato stimato al 6,2%, un dato in leggero miglioramento rispetto agli anni precedenti (Commissione Europea, 2013) ma da interpretare alla luce di molteplici fattori, come la contemporanea diminuzione della retribuzione media annua maschile dovuta agli effetti della crisi in molti settori tradizionalmente appannaggio degli uomini (Reading, 2013).

I dati italiani, come il rapporto di ricerca Cittalia ANCI 2010 sulla rappresentanza femminile nelle amministrazioni comunali,  confermano tale disparità a discapito delle donne:

  • “il numero di donne che percepiscono salari bassi (fino a 1000 euro) risulta tre volte superiore a quello maschile; rapporto di forza che si rovescia nel caso delle fasce di reddito più alte (superiori ai 2000 euro), dove è il numero di uomini ad essere tre volte maggiore”.
  • Il gap si riduce tra i giovani: “la percentuale di ragazze che percepisce meno di 1000 euro al mese (circa il 40%) è comunque doppia rispetto a quella maschile”.

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Anche la ricerca dell’ Osservatorio Donna della Provincia di Milano (2010), riscontra un divario tra la retribuzione media annua maschile e femminile sui dati riferiti al 2008. Questo vale per le diverse qualifiche, ma con un divario maggiore tra quelle operai e impiegatizie, minore invece, tra i livelli di responsabilità intermedia.

Quali le azioni possibili per migliorare questo infausto scenario?
Una delle azioni messe in campo dall’Europa è stata quella di istituire la giornata europea della parità retributiva. La data viene fissata di anno in anno in base ai giorni che una donna dovrebbe lavorare in più per guadagnare quanto un uomo. Quest’anno, la terza edizione, è stata celebrata il 28 febbraio, segnalando un gender pay gap di 59 giorni rispetto ai 61 e 64 giorni delle precedenti edizioni.
Come per la giornata internazionale della donna (8 marzo) il valore è simbolico ma mi auguro possa attivare e sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica come accadde per le 187 lavoratrici Ford.

Per approfondire

Quale futuro per i talenti delle donne? Scenari attuali tra eccellenze scolastiche, flessibilità lavorative e disparità di genere in provincia di Milano, Osservatorio donna Provincia di Milano, 2010.

De Gregorio A. Lavorereste 59 giorni a salario zero? La 27ora, 1 marzo 2013

Divario di retribuzione tra donne e uomini, Sito web della Commissione Europea – Giustizia

Giornata per la parità retributiva: in Europa le donne lavorano 59 giorni a salario zero, Sito web della Commissione Europea – Rappresentanza in Italia

Le donne e la rappresentanza. Una lettura di genere nelle amministrazioni comunaliCITTALIA Fondazione Anci ricerche, 2010

Redazione Conciliazione Plurale, 28 febbraio 2013: giornata per la parità retributiva, 27 febbraio 2013

Viviane Reading – Vice Presidente della Commissione Europea e Commissaria per la Giustizia

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Categorie:Punti di vista

Anna Omodei

Socia di Pares, società cooperativa di formazione, ricerca, consulenza e documentazione. Supporta le persone e le organizzazioni sui temi della conciliazione famiglia-lavoro (tempi di vita), sul benessere organizzativo e sulla qualità del lavoro. Lavora per facilitare gli avvicendamenti e le transizioni che investono le organizzazioni a livelli apicali e intermedi. Dal 2012 collabora con il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca nel supporto alla didattica del corso di psicologia sociale e nella realizzazione di ricerche sul campo sui temi della salute e dei servizi socio-sanitari.

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